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Perché lo facciamo

Il Coronavirus è la maggiore emergenza sanitaria degli ultimi cento anni e  sta mettendo a dura prova il nostro sistema sanitario, economico, produttivo e la rete sociale del nostro Paese. Non è vero, secondo noi, che il Coronavirus è una livella: durante una crisi le diseguaglianze diventano più profonde e i problemi diventano più evidenti.

Le misure emergenziali alle quali siamo stati chiamati, come lo smartworking di un’intera nazione e la chiusura temporanea di interi settori produttivi, hanno mostrato le lacune di un sistema il cui gender gap lavorativo è il più alto d’Europa. Un Paese che, nelle prime proposte di ripresa, non ha mostrato di comprendere a sufficienza il legame profondo tra chiusura delle scuole e riaperture degli uffici.

Ma una crisi non è solo qualcosa da superare sanando le ferite dell’immediato. Le crisi sono anche un’occasione per imparare dagli errori che ci hanno condotti a quelle ferite e pensare al domani. Un domani dove non si viene posti, di fatto, davanti al bivio tra famiglia e carriera.

Per questo abbiamo deciso di partire dalle attuali misure previste per formulare una proposta specifica, circoscritta, ma che si augura di agire in quelle zone grigie alla base di un cambio di un paradigma per una società maggiormente paritaria in termini di genere. Lo vogliamo fare con una proposta da attuare non solo in questa fase di contingenza, ma che possa cambiare il modo in cui intendiamo l’equilibrio tra lavoro e famiglia, dove chi si assume il carico familiare di gestione della casa e dei figli non debba vedersi escluso o marginalizzato dal settore del lavoro e sia maggiormente supportato nel mestiere più difficile di tutti: essere genitore.


Cosa cambia

  1. Un nuovo modo di intendere il congedo parentale. In questo modo la misura ripensa lo strumento del congedo parentale, che diventa, grazie allo smart working, anche frazionabile. Un genitore con figli a carico potrebbe dunque scegliere di prendere delle giornate di lavoro da casa, dove una parte delle ore vengano espletate come lavoro da remoto e una parte come ore di congedo.

Viene inoltre presa in considerazione una fascia più ampia di soggetti, prevedendo che tale misura interessi i genitori di figli in età tra tra i 12 e i 16 anni. Per questa fascia, infatti, non sono al momento previste misure strutturali di sostegno, se non la possibilità prevista per il genitore, così come inserito nel Cura Italia, di astenersi dal lavoro solo nel caso di sospensione dei servizi educativi per l’infanzia e delle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado, senza corresponsione di indennità né riconoscimento di contribuzione figurativa, stante il divieto di licenziamento e diritto alla conservazione del posto di lavoro. 

Una misura che non appare in grado di garantire il giusto supporto a tutti quei genitori che comunque potrebbero, stante la possibilità di usufruire del congedo, svolgere la propria prestazione lavorativa seppur parzialmente.

  1. Una misura che consente anche un più facile re-inserimento lavorativo dei neo-genitori. La proposta potrebbe non solo supportare in questa contingenza i genitori che si trovano a dover gestire l’equilibrio tra lavoro e chiusura temporanea delle scuole ma è anche una misura che favorirebbe il reinserimento nel mercato del lavoro di neo-genitori che vogliano dedicare maggior tempo alla prole. Infatti, la misura permetterebbe al genitore di non uscire totalmente dal mercato di lavoro, dando a questo la possibilità di continuare a svolgere le proprie mansioni in una misura ridotta, ma pur sempre in linea con le proprie esigenze e possibilità contingenti.
  1. Supporto ai datori di lavoro. Il credito d’imposta riconosciuto ai datori di lavoro è un incentivo concreto che è volto a sostenere questa nuova modalità di congedo parentale, ad oggi molto limitata e non estesa nelle stesse misure ad entrambi i genitori.

Inoltre il datore avrebbe la possibilità di poter avere garantita comunque una prestazione di lavoro, seppur ridotta, senza la necessità di dover trovare soluzioni sostitutive o temporanee.

  1. Lo smartworking come strumento strutturale. La proposta, inoltre, lavora nella direzione di far divenire gli strumenti di lavoro agile strutturali all’interno delle realtà italiane e non “rimedi” temporanei e marginali.