Proposta tecnica

La recessione che è iniziata con la pandemia di Coronavirus richiederà molta attenzione da parte dei policy makers per tutelare l’occupazione di tutti i cittadini, ma si ritiene che il mercato del lavoro italiano debba porre maggiore attenzione alla protezione delle donne lavoratrici.

Con questa proposta si intende sottolineare l’importanza di salvaguardare l’occupazione femminile, in particolare delle donne con figli minori (12-16), dalle conseguenze dirette e indirette della pandemia di coronavirus.

L’Italia è ancora ben lontana dalla media europea per quanto riguarda l’occupazione femminile (67,4% in Europa, 53,1% in Italia) e il dato medio non coglie le enormi disparità regionali, con il nord più vicino ai paesi del nord Europa.

Il tasso di occupazione poi non racconta la qualità dell’occupazione, infatti il 31,2% delle donne occupate ha un impiego part-time contro solo 7,8% degli uomini. Inoltre più della metà delle lavoratrici part-time non ha volontariamente scelto di abbandonare il tempo pieno.

Le donne però sono anche le più istruite visto che ormai sono il 56% di coloro che ottengono una laurea triennale, quindi il problema della scarsa partecipazione delle donne al mercato del lavoro è prima di tutto uno spreco di capitale umano (sul quale il nostro sistema di istruzione pubblico ha investito) e una perdita in termini di crescita di PIL. Una ricerca OCSE del 2012 ha mostrato come immettersi in una sentiero di riduzione del GAP nella partecipazione al mercato del lavoro che lo eliminerebbe nel 2030 a parità di altre condizioni il PIL crescerebbe dell’1% per anno per un aumento totale del 20%. Solo un anno fa Goldman Sachs ha mostrato come chiudere il gender gap occupazionale potrebbe dare un boost del 15% al PIL italiano.

Se ridurre il gap occupazionale in tempi di recessione può sembrare oltremodo ambizioso è altrettanto vero che è essenziale difendere i risultati raggiunti, sia per il benessere delle famiglie coinvolte che come sostegno alla domanda interna che rischia di crollare. Purtroppo gli effetti della pandemia rischiano di far fare alle donne italiane un passo indietro in termini di presenza e opportunità sul mercato del lavoro, sia perché spesso hanno posizioni contrattualmente più fragili sia perché il carico di lavoro famigliare non retribuito, aumentato negli ultimi mesi per la totalità delle famiglie italiane, sta gravando principalmente sulla componente femminile.

Si è visto infatti che con l’inizio della Fase 2 chi è tornato al lavoro sono stati per il 74,8% uomini, una parte è di certo spiegata dai settori che hanno ripreso le attività che hanno un’occupazione prevalentemente maschile.

La chiusura delle scuole di ogni ordine e grado da marzo (in alcune regioni anche prima) ha costretto le madri a farsi carico delle gestione a tempo pieno dei figli anche per ciò che riguarda l’integrazione necessaria alla didattica a distanza. 

Si ritiene che l’incertezza sulle modalità di riapertura delle scuole, che comunque non avverrà prima di settembre, possa costringere alcune donne ad abbandonare il proprio lavoro, a chiedere il part-time o a fruire di congedi parentali non retribuiti che di fatto le emarginerebbero dal mondo del lavoro.

Queste preoccupazioni sono generate soprattutto dalle madri di figli particolarmente piccoli perché per loro l’onerosità della gestione quotidiana dei figli può addirittura impedire di svolgere serenamente le proprie mansioni in telelavoro.

Si ritengono pertanto insufficienti le misure di congedo parentale approvate/proposte sia per durata sia per percentuale della retribuzione coperta.

Con questa proposta si intende sottolineare l’importanza di salvaguardare l’occupazione femminile, in particolare delle donne con figli minori (12-16), dalle conseguenze dirette e indirette della pandemia di coronavirus.

La parità di genere ai tempi del Covid-19: il rapporto donne e lavoro.

  • Cosa è già stabilito all’interno del Cura Italia: 

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/04/29/20A02357/sg

Art. 23: congedo e indennità per i lavoratori dipendenti del settore privato, i lavoratori iscritti alla Gestione separata di cui all’art.  2, comma 26 della legge 8 agosto 1995, n.335 e i lavoratori autonomi, per emergenza COVID-19.

Art. 24: estensione della durata dei permessi retribuiti ex art. 33, legge 5 febbraio 1992, n. 104. 

Art. 25: congedo e indennità per i lavoratori dipendenti del settore pubblico, nonché bonus per l’acquisto di servizi di baby-sitting per i dipendenti del settore sanitario pubblico e privato accreditato, per emergenza COVID-19.

  • Cosa è previsto nel testo base del c.d. Decreto Rilancio.

Congedo parentale. È previsto l’innalzamento a trenta giorni dei congedi di cui possono fruire i genitori lavoratori dipendenti del settore privato per i figli di età non superiore ai 12 anni (per il quale è riconosciuta una indennità pari al 50 per cento della retribuzione) e l’estensione del relativo arco temporale di fruizione sino al 31 luglio 2020. Tali periodi sono coperti da contribuzione figurativa;

Bonus baby sitting. Aumento del limite massimo complessivo per l’acquisto di servizi di baby sitting (da 600 euro a 1.200 euro) e la possibilità, in alternativa, di utilizzare il bonus per l’iscrizione ai servizi socio-educativi territoriali, ai centri con funzione educativa e ricreativa e ai servizi integrativi o innovativi per la prima infanzia. Per i comparti sicurezza, difesa e soccorso pubblico e per il settore sanitario pubblico e privato il limite massimo è aumentato a 2.000 euro;

Il diritto al lavoro agile. Fino alla cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID–19, i genitori lavoratori dipendenti del settore privato che hanno almeno un figlio minore di 14 anni, a condizione che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa o che non vi sia genitore non lavoratore, hanno diritto a svolgere la prestazione di lavoro in modalità agile anche in assenza degli accordi individuali, fermo restando il rispetto degli obblighi informativi previsti dalle norme vigenti, e a condizione che tale modalità sia compatibile con le caratteristiche della prestazione.

Lo stato dell’arte:

Il decreto Rilancio va a modificare alcune misure già inserite all’interno del Cura Italia, soprattutto sul versante delle misure di sostegno alle famiglie.

Nonostante l’allargamento e il rafforzamento degli strumenti predisposti dallo Stato, non vi è alcun intervento efficace per tutti quei genitori che si trovano ad avere uno o più figli nella fascia di età che va dai 12 ai 16 anni.

Di seguito, quindi, la nostra proposta che mira a colmare una lacuna normativa, garantendo uno strumento adeguato e flessibile che permette la conciliazione di quelle che sono le esigenze personali con la possibilità di non uscire completamente dal mercato del lavoro.

La nostra proposta:

“Congedo parentale rimodulato” – proposta di modifica all’art. 72 del Decreto c.d. Rilancio.

All’articolo 23 del decreto-legge 17 marzo 2020 n. 18, convertito con modificazioni dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, sono apportate le seguenti modificazioni:

Alla fine del comma 6 è aggiunto il seguente:

“6-bis. I genitori lavoratori dipendenti del settore privato con figli di età compresa tra i 12 e i 16 anni possono usufruire, di concerto con il datore di lavoro, di un congedo parentale rimodulato che consenta al lavoratore di svolgere la propria prestazione di lavoro in modalità agile per un monte ore concordato con il datore di lavoro, per un periodo, anche frazionabile, di massimo sei mesi e reiterabile per una sola volta nell’arco del quadriennio.

In questo caso, al datore di lavoro è riconosciuto un credito d’imposta del 50% per la retribuzione relativa alle ore di lavoro effettivamente svolte dal lavoratore.

Per la restante disciplina in materia si rinvia alla contrattazione collettiva di settore, nonché alle disposizioni di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 e successive modificazioni.

*****

Ulteriore proposta di modifica dell’art. 90 del Decreto Rilancio.

Si aggiunga che si propone anche di modificare l’art. 90 del Decreto Rilancio, che consente ai genitori lavoratori dipendenti del settore privato con figli minori di anni 14 di svolgere la prestazione di lavoro in modalità agile anche in assenza degli accordi individuali.

La norma, tuttavia, prevede un limite temporale, ovvero fino alla cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID–19. Si propone, dunque, di eliminare tale previsione temporale, rendendo in questo modo la misura strutturale e valida anche per il futuro.

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